Foto di Fabio Tassoni in un riquadro colorato
OT People | Fabio Tassoni

OT People: Fabio Tassoni. Coltivare il potenziale tra tecnologia e fiducia

 

OT People, la rubrica che mostra il dietro le quinte di OT Consulting.
I protagonisti? Le persone di OT, il cuore della nostra azienda.

Con una visione dell’innovazione che definisce ancora oggi un “gioco” creativo, Fabio Tassoni, Chief People Officer e membro del board, ci racconta il suo viaggio in OT Consulting dagli esordi come ingegnere informatico alla guida delle risorse umane. Fuori dall’ufficio, la sua attitudine dinamica si riflette nello sport e in una storica passione per la musica. Un mix di curiosità e pragmatismo che guida il suo modo di far crescere le persone.

Intervista Fabio Tassoni - News

 

Il rapporto con la tecnologia: un "gioco" creativo

Ci racconti un po’ di te?

Ho 41 anni e sono in OT Consulting da ormai 16 anni. Oggi ricopro il ruolo di Chief People Officer e membro del board dell'azienda. Fin da piccolo ho sempre giocato con la tecnologia, potevo definirmi un "piccolo nerd". “Giocare”, sì: per me il termine più esatto per definire il mio rapporto con l'innovazione tecnologica è "giocarci". Come millennial, sono cresciuto nel pieno della transizione digitale, facendo dell'entusiasmo per l'innovazione la mia bussola per tradurre il potenziale tecnologico in valore reale.

Dopo la laurea in Ingegneria Informatica e le prime esperienze in un mercato del lavoro spesso disorientante, ho trovato la mia strada con il colloquio in OT Consulting. Fin da subito, ho percepito un ambiente stimolante e informale, dove ho finalmente trovato persone che parlavano la mia stessa lingua e una visione in cui rispecchiarmi.

 

Valori e cultura aziendale: l'unione fa la forza

Quali valori personali porti nel tuo modo di lavorare e che ritrovi anche nella cultura di OT Consulting?

In OT Consulting c'è un profondo allineamento tra le attitudini delle persone e i valori che si respirano quotidianamente nella cultura aziendale: collaborazione e fiducia, curiosità, resilienza, problem solving, il tutto unito dalla centralità delle persone. L'impegno non si misura nella quantità di ore spese su un progetto, ma nella volontà di unirsi tutti quanti per raggiungere l'obiettivo; di fronte a un problema, ci si siede fianco a fianco, senza badare alle gerarchie, per trovare insieme la soluzione, mantenere le promesse e portare a termine sfide complesse.

 

Responsabilità e fiducia come motori di crescita

Nel mondo della consulenza e della tecnologia, quali sono i veri momenti di svolta per la crescita di un professionista?

Ho imparato che i percorsi professionali non sono mai lineari: i veri "game changer" della carriera avvengono quando accetti di metterti in gioco e impari a reagire in modo costruttivo anche di fronte a un errore o a un fallimento. Crescendo professionalmente, mi sono reso conto che la chiave di tutto non era solo la tecnologia o la competenza tecnica, ma la qualità della relazione con i clienti e con il team. Ho capito che le persone sono il centro della mia mission. Oggi, nel mio ruolo, la mia più grande gratificazione è accompagnare talenti nel loro percorso, scoprire le loro attitudini, aiutarli a fiorire e crescere, perché un'organizzazione cresce solo se crescono le sue persone.

 

La sfida del People Management: far fiorire il potenziale

Dal punto di vista della gestione delle persone, qual è la sfida più importante all'interno di un'azienda?

In un mercato dell'IT iper-competitivo, la complessità sta nel saper offrire alle persone un senso e uno scopo che vadano oltre il lavoro, basandosi su un reale allineamento dei valori. La sfida più affascinante è l'identificazione e la cura del potenziale inespresso. Non si tratta semplicemente di selezionare i candidati giusti, ma di saper leggere le inclinazioni individuali, scovare le attitudini che sono ancora nascoste e mettere le persone nelle condizioni ottimali per mostrarle; la squadra migliore è quella dove ogni componente gioca la sua parte per il successo globale.

C'è poi la grande sfida di costruire un ecosistema basato sulla fiducia bidirezionale e sull'assunzione di responsabilità. Chi gestisce le persone deve creare un ambiente in cui i talenti si sentano sicuri di uscire dalla propria zona di comfort senza il timore del fallimento, sapendo che gli errori sono tappe costruttive. Solo quando le persone ricevono questa fiducia profonda riescono a crescere da un punto di vista personale, diventando esse stesse lo specchio dell'azienda e un punto di riferimento credibile e rassicurante agli occhi degli altri collaboratori ma anche dei clienti stessi. Infine, vi è il tema della costanza: la sfida di non sentirsi mai "arrivati". Mantenere questo ecosistema vitale e differenziante richiede uno sforzo continuo per alimentare quotidianamente la curiosità, la flessibilità e l'innovazione dell'intero team.

 

Dacci un consiglio

Che consiglio si può dare a un giovane che vuole entrare oggi nel settore tecnologico?

A chi si avvicina oggi a questo mondo consiglio sempre di essere guidati dalla curiosità. Oggi la tecnologia si trasforma a una velocità impressionante, con rivoluzioni che prima avvenivano in 2-3 anni oggi avvengono ogni mese. Servono fame di conoscenza, passione e un interesse profondo che ti spingono a guardare oltre, per riuscire ad adattarti e innovare continuamente.

Anche fuori dal lavoro cerco di mantenere questa mentalità attiva, è essenziale per continuare a ricevere stimoli. Lo sport, ad esempio, insegna molto: quello di squadra allena a gestire le dinamiche relazionali, mentre gli sport individuali insegnano a spingersi oltre i propri limiti e a darsi sempre nuovi obiettivi. Infine, ho una grande passione per la musica: in passato ho fatto il DJ e ancora oggi mi diletto a creare musica digitalmente, unendo di fatto l'anima tecnologica e quella più profondamente creativa.

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